Si è rivolto esplicitamente a noi adolescenti, per raccontarci l’adolescenza. Tuttavia non l’adolescenza come si potrebbe leggere in un trattato di pedagogia, ma partendo da esperienze di vita vissuta, semplicemente e con un grande potenziale di effetto. “Per noi non c’è più niente da fare” ha detto- noi inteso come noi adulti- “le speranze sono tutte su di loro”.
Ben nota è l’attività di don Mazzi: collabora con reti televisive e giornali, conduce una fervente opera di scrittore, tanto che negli ultimi tempi ha pubblicato in media due titoli all’anno. Nel 1984 a Milano, nel parco Lambro, iniziò il cammino del progetto “Exodus” rivolto ai giovani tossicodipendenti; poi una serie di “missioni” anche fuori dai confini italiani: Romania, Argentina, Bosnia, l’ultima lo vede coinvolto in Madagascar per un progetto residenziale rivolto ad adolescenti orfani. Ma lunedì sera don Mazzi, così ricercato che per reperirlo è stato necessario recarsi da lui di persona, non ci ha esposto i suoi “successi carrieristici”, bensì ha posto in primo piano noi giovani. A volte scherzando, a volte fermandosi a riflettere, sempre facendoci percepire il peso e l’importanza di talune scelte, come farebbe un padre. Provocante, dovrebbe essere l’aggettivo azzeccato. Liberamente, senza uno schema preciso ha toccato i diversi temi- anche i più scottanti- che permeano questo periodo fondamentale, da lui definito “un ponte”. Per cui vi è la paura, di attraversare questo ponte, abbandonando il prato dell’infanzia, ogni passo è faticoso, è una conquista, una cicatrice che ci si tiene per tutta la vita nel bene e nel male, e c’è chi crede di essere già sulla sponda opposta quando invece non è neanche a metà della traversata.
“Gli adolescenti sono come una bottiglia di champagne: pronti ad esplodere”. Ha espresso il nostro desiderio impellente e ineluttabile di comunicare, il bisogno di parlare con i genitori e di aiutarli a capirci, ha detto che l’amicizia è un sentimento fondamentale.
Una signora tra il pubblico gli ha chiesto dei consigli anche per i genitori. Dopo averla chiamata “nonna”, quando nonna non era, essersi scusato sorridendo per la gaffe, don Mazzi non ha dato una ricetta infallibile. Ha suggerito di ascoltare e di parlare: “Possiamo banalizzare sul 4 in matematica, ma non sulla prima simpatia”. Don Massimo, invece, l’ ha sollecitato a chiarire la questione “spinello”, tema frequente tra i giovani: l’interpellato ha detto che vorrebbe che la società trovasse il modo di divertirsi senza alcool né fumo né droga.
“Questa vita è troppo complicata per giocarvela nel capriccio. Quando ci ritroviamo soli, nella nostra stanza, siamo infelici se non ci siamo divertiti. Cercate le emozioni forti, ma negli sbagli positivi”. Tuttavia ha poi aggiunto che secondo lui i ragazzi dovrebbero scontare gli sbagli senza andare in galera, perché vi escono anche peggiori. Ci ha confidato un suo progetto, “prima di morire”: su un appezzamento di terra che gli hanno regalato vuole creare una struttura alternativa al carcere minorile, un contesto forte ma non carcerario, “dove potrebbe andarci Erika, che è la peggiore di tutte, cambiare la testa scontando la pena senza alcuna riduzione…mi perderò la stima degli italiani…che probabilmente ho già perso difendendo certe cause…ma sono convinto che se don Bosco fosse qui l’avrebbe già fatto”.
Secondo don Mazzi, infatti, nessuno è così bestia da non poter diventare angelo.
Ci ha lasciato il suo recapito “in rete”: www.exodus.it, “perché per i giovani ci sono sempre” ha detto.
Chiara Policardi
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