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	<title>Odbpaderno.it &#187; Parola di Don</title>
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	<description>Oratorio Don Bosco Paderno Dugnano (MI)</description>
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		<title>Quando la parola d&#8217;ordine è &#8220;niente&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 09:29:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Paolo Brambilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di Don]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è un virus, che aleggia sopra le nostre teste, che è micidiale. Micidiale perché non ti fa stare tanto male, micidiale perché incolore, inodore, insapore. Quali sono gli effetti? Ti rende “trasparente”, ti toglie i contorni e i colori e tu sei così ben mimetizzato con l’ambiente che ti circonda che sembra proprio che tu non ci sia.

Ha un nome questo virus? Sì, probabilmente non solo uno; e ciascuno può chiamarlo come vuole, non è tanto importante.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.odbpaderno.it/wp-content/uploads/2010/03/nulla.jpg" rel="shadowbox[post-1587];player=img;"><img src="http://www.odbpaderno.it/wp-content/uploads/2010/03/nulla-400x267.jpg" alt="" title="nulla" width="400" height="267" class="aligncenter size-medium wp-image-1588" /></a></p>
<p>C’è un virus, che aleggia sopra le nostre teste, che è micidiale. Micidiale perché non ti fa stare tanto male, micidiale perché incolore, inodore, insapore. Quali sono gli effetti? Ti rende “trasparente”, ti toglie i contorni e i colori e tu sei così ben mimetizzato con l’ambiente che ti circonda che sembra proprio che tu non ci sia.</p>
<p>Ha un nome questo virus? Sì, probabilmente non solo uno; e ciascuno può chiamarlo come vuole, non è tanto importante.</p>
<p>Ciò che conta è che è contagioso, senza che tu te ne accorga ce l’hai già dentro.</p>
<p>Quali effetti produce sulle persone? Le rende “tiepide”, cioè vuol dire che non sono né calde né fredde, né buone né cattive, né avide né generose, né&#8230;né&#8230; Sai, se sei freddo o caldo, vuol dire che hai già fatto una scelta di campo, se sei tiepido non si sa da che parte prenderti; se sei freddo o caldo amerai molto qualcosa e odierai molto il suo contrario, ma se sei tiepido non ti appassioni a niente e a nessuno.</p>
<p>E questo è un virus che ti attacca quando non hai più l’ingenuità (o &#8211; a volte &#8211; la stupidità) dell’adolescente, ma sai che sei diventato un po’ più grande (ma non abbastanza per volerti prendere direttamente qualche responsabilità); questo virus è quello che ti fa dire, di fronte a una provocazione, “ma io non ho fatto niente”; ecco, bravo, proprio questo è il problema: niente di male ma anche niente di bene, proprio niente hai fatto. E se tutto si assesta su questo standard, non ci sarà più nulla che ti farà provare passione, tutto e tutti saranno interscambiabili e la sola preoccupazione sarà “che mi lascino stare perché non chiedo nulla, non ho bisogno di nessuno, sono già a posto, grazie”.</p>
<p>Il tempo forte della quaresima che inizia sia forte anzitutto per questo motivo: ci faccia patire qualcosa, ci faccia provare passione per qualcosa, ci strappi dalla tiepidezza di una “cuccia calda” e ci riconsegni all’avventura appassionante del volere, del decidere, insomma&#8230; dell’essere liberi”!</p>
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		<title>Davanti al Bambino</title>
		<link>http://www.odbpaderno.it/2009/12/davanti-al-bambino/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 09:08:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Paolo Brambilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di Don]]></category>

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		<description><![CDATA[Riflessione di don Paolo a conclusione del Presepe Vivente 2009: "Donaci la saggezza e il buon senso di chi sa che nella vita non conta solo il proprio interesse personale, ma c’è un bene che è per tutti. Perché dove il bene è cercato per tutti, ciascuno poi lo trova anche per sé; dove il bene è cercato solo per sé non è sicuro che tutti lo trovino.
E allora si diventa rapaci e ci facciamo del male a vicenda."]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.odbpaderno.it/wp-content/uploads/2009/12/IMG_4478-800x600.JPG" rel="shadowbox[post-1530];player=img;"><img src="http://www.odbpaderno.it/wp-content/uploads/2009/12/IMG_4478-800x600-400x266.jpg" alt="IMG_4478 [800x600]" title="IMG_4478 [800x600]" width="400" height="266" class="alignnone size-medium wp-image-1516" /></a></p>
<p>Caro Gesù Bambino,<br />
vorrei anch’io, quest’anno, domandarti qualche cosa.<br />
Sapendo come sono intasate le poste sotto Natale<br />
approfitto dell’occasione del Presepe vivente,<br />
convinto che tu saprai ascoltarmi.</p>
<p>Immagino che di cose te ne abbiano chieste tante e in tanti;<br />
ciascuno per la situazione che sta vivendo.<br />
Io vorrei chiedertene una sola,<br />
ma non solo per me; la desidererei per tutti.</p>
<p>Vorrei chiederti il dono della “saggezza”<br />
o del “buon senso”, che oggi mi pare scarseggi.</p>
<p>Quella saggezza o quel buon senso che avevano i nostri nonni,<br />
che mica avevano tutto quello che abbiamo noi<br />
eppure sono stati capaci di consegnare alle nostre generazioni<br />
un mondo ancora abitabile e bello;<br />
perché io non sono così sicuro che, se andiamo avanti così,<br />
noi riusciremo a fare altrettanto con i nostri nipoti.</p>
<p>Donaci quella saggezza che sa che la sobrietà e la parsimonia<br />
non sono un modo per farci mancare qualcosa oggi,<br />
ma la maniera più sensata per avere il necessario anche domani;<br />
e non solo per noi, ma anche per altri.</p>
<p>Donaci quella saggezza che sa coltivare uno sguardo buono su ogni uomo,<br />
perché ogni uomo porta in sé il segno della tua immagine.<br />
In un tempo come il nostro dove si litiga se mettere o no la tua croce sui muri,<br />
siamo persino arrivati ad usare quella croce come una clava sulla testa dei nostri simili.<br />
E pensare che su quella croce tu ci sei salito per abbattere i muri di separazione,<br />
non per dividere gli uni dagli altri.</p>
<p>Ci preoccupiamo anche di voler dire a tutti le nostre radici cristiane:<br />
magari le radici saranno anche cristiane, ma i nostri frutti spesso sono tutto il contrario:<br />
usiamo la nostra fede in te e le nostre tradizioni per cacciar via chi decidiamo non essere dei nostri.<br />
E pensare che tu hai detto che alla mensa del tuo regno hai preparato un posto per tutti!</p>
<p>Donaci la saggezza e il buon senso<br />
di chi sa che nella vita non conta solo il proprio interesse personale,<br />
ma c’è un bene che è per tutti.<br />
Perché dove il bene è cercato per tutti, ciascuno poi lo trova anche per sé;<br />
dove il bene è cercato solo per sé non è sicuro che tutti lo trovino.<br />
E allora si diventa rapaci e ci facciamo del male a vicenda.</p>
<p>E poi, Signore, aiutaci a prenderci cura gli uni degli altri:<br />
aiutaci a vivere dei rapporti di buon vicinato, pronti a dare una mano se serve;<br />
aiutaci a non essere sospettosi gli uni degli altri,<br />
cercando sempre secondi fini in quello che si dice o si fa;<br />
aiutaci a non essere gelosi di quel che siamo e abbiamo:<br />
i doni quando sono condivisi, creano gioia; quando sono difesi generano cattiveria;<br />
aiutaci a saper ringraziare,<br />
cioè a considerare una grazia la nostra vita e le persone che abbiamo accanto.</p>
<p>Beh, ora basta.<br />
Non so se questo del “buon senso” o della “saggezza” sia un dono proprio religioso,<br />
però mi sembra che sia quello di cui abbiamo tanto bisogno.<br />
E siccome non lo chiedo solo per me, ma per ciascuno di noi,<br />
oso sperare che tu possa esaudire questa richiesta.</p>
<p>Buon Natale anche a te, Bambino Gesù.</p>
<p><strong>Scarica questo testo in formato PDF:</strong><br />
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		<title>L&#8217;importanza dei pronomi</title>
		<link>http://www.odbpaderno.it/2009/11/limportanza-dei-pronomi/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 10:13:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Paolo Brambilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di Don]]></category>

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		<description><![CDATA[Di chi è l’oratorio? Del prete. Chi comanda e decide? Il prete. Se effettivamente (e per alcuni versi comprensibilmente) fino ad ora è stato così, ora bisogna cambiare. Al prete non bisogna dire: “decidi TU”, perché “l’oratorio è TUO”, ma “decidiamo NOI” insieme perché “l’oratorio è NOSTRO” (tanto che quando un prete se ne va, non porta via con sé l’oratorio).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.odbpaderno.it/wp-content/uploads/2009/11/pronomeVoi.gif" rel="shadowbox[post-1503];player=img;"><img class="size-thumbnail wp-image-1504 alignleft" title="pronomeVoi" src="http://www.odbpaderno.it/wp-content/uploads/2009/11/pronomeVoi-150x150.gif" alt="pronomeVoi" width="150" height="150" /></a><strong>Di chi è l’oratorio?</strong> Del prete. Chi comanda e decide? Il prete. Se effettivamente (e per alcuni versi comprensibilmente) fino ad ora è stato così, ora bisogna cambiare. Al prete non bisogna dire: “decidi TU”, perché “l’oratorio è TUO”, ma “decidiamo NOI” insieme perché “l’oratorio è NOSTRO” (tanto che quando un prete se ne va, non porta via con sé l’oratorio).</p>
<p><strong>Populismo? Retorica di collaborazione? Il rischio è facile!</strong> Per evitare il rischio di frasi solo teoriche, segnaliamo due passaggi fondamentali nella vita del nostro oratorio che mirano a rendere concreto questo cambiamento: la presenza di un Responsabile laico dell&#8217;oratorio (si chiama Paola Tagliabue e in molti hanno già avuto modo di conoscerla personalmente) e la costituzione di un Consiglio dell’Oratorio rappresentativo di tutte le realtà presenti nell’oratorio e con il compito di scegliere insieme le strategie educative ed affrontare le singole questioni emergenti (dalle spese importanti da fare alle scelte educative); una prima riunione del Consiglio è già stata fatta e troverete il “verbale” dell’incontro <a href="http://www.odbpaderno.it/consiglio-oratorio"><strong>nella pagina apposita del nostro sito</strong></a> insieme all’elenco dei componenti.</p>
<p><strong>Ma si sa che fatta la legge si è trovato l’inganno. </strong>È facile pensare che allora adesso non comanda più il prete ma il Responsabile laico e quel gruppetto lì che si trova ogni tanto.</p>
<p><strong>Il rischio è facile </strong>nella misura in cui si vive il compito educativo dell’oratorio nella forma della delega (“tanto ci pensano loro”). Se fosse così cambierebbero solo i nomi ma la sostanza rimarrebbe invariata.</p>
<p><strong>Rilanciamo la possibilità reale del cambiamento sotto forma di domande un po’ provocatorie:</strong> un adulto, un genitore cosa ci viene a fare in oratorio? E quando è dentro utilizza il luogo solo per quello che offre o se ne sente responsabile (magari intervenendo ovviamente con i dovuti modi se succede qualcosa che non va: due ragazzi che litigano, uso volgare delle parole, un bimbo che ha bisogno&#8230;)? E i giovani e gli adolescenti: l’oratorio va bene come luogo dove posso parlare con chi mi interessa, fare una partita a briscola, fare merenda al bar, usare i servizi quando necessita? Oppure mi rendo responsabile anche presso i miei coetanei per il modo di vivere, di usare (o di buttare via) il tempo? Perché se non succede così, qualcuno mi spiega che differenza c’è tra un oratorio e un parco pubblico? E se davvero ci facesse più comodo un oratorio dove si vive come in un parco pubblico (dove tutti possono fare tutto senza preoccuparsi degli altri) cosa lo teniamo aperto a fare l’oratorio? Sarebbe interessante ragionarci insieme&#8230;</p>
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		<title>Con l&#8217;aratro e con la vanga</title>
		<link>http://www.odbpaderno.it/2009/04/con-laratro-e-con-la-vanga/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Apr 2009 08:57:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Paolo Brambilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di Don]]></category>

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		<description><![CDATA[
L’immagine “agricola” del titolo mi viene da un editoriale riportato su Avvenire il primo venerdì della nostra quaresima ambrosiana (che &#8211; secondo tradizione &#8211; è giorno non solo di magro, ma anche di digiuno, al pari del venerdì santo). Cito testualmente la provocazione:
“La quaresima cristiana non può davvero limitarsi agli innocui fioretti di qualche giorno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.odbpaderno.it/wp-content/uploads/2009/04/01-aratura-marsica.jpg" rel="shadowbox[post-1167];player=img;"><img src="http://www.odbpaderno.it/wp-content/uploads/2009/04/01-aratura-marsica-400x285.jpg" alt="01-aratura-marsica" title="01-aratura-marsica" width="400" height="285" class="alignleft size-medium wp-image-1168" /></a><br />
<strong>L’immagine “agricola” del titolo mi viene da un editoriale riportato su Avvenire</strong> il primo venerdì della nostra quaresima ambrosiana (che &#8211; secondo tradizione &#8211; è giorno non solo di magro, ma anche di digiuno, al pari del venerdì santo). Cito testualmente la provocazione:</p>
<blockquote><p>“La quaresima cristiana non può davvero limitarsi agli innocui fioretti di qualche giorno diverso dal solito, per quanto aggiornati via sms. È lavoro di aratro e di vanga, quello che deve scavare il segno, mutando l’aspetto dell’intero campo. Deve lasciare un solco durevole, per i buoni semi da gettare dopo i quaranta giorni. Nella sua quaresima, il Signore, decise un’intera vita e la sua destinazione”.</p></blockquote>
<p><strong>È ormai di un’evidenza quasi elementare</strong> che i nostri riferimenti alla tradizione quaresimale (quella del digiuno e del magro) sono ormai evanescenti, nel senso che non plasmano più effettivamente la nostra vita: possiamo mangiare di tutto e quando vogliamo. Occorre altro. Occorre ritrovare una direzione convincente.<br />
La nostra vita è espressa efficacemente dalla donna di Samaria che fugge dalle questioni serie della vita e al Signore fa domande superficiali, se non banali: dove hai il secchio per attingere? dove bisogna pregare? perché tu che sei giudeo parli con me che sono samaritana? E quando il Signore sfonda la barriera che ha costruito (“Hai avuto cinque mariti e quello che hai adesso non è tuo marito”), la donna scappa e cerca rifugio nelle opinioni dei suoi compaesani.</p>
<p><strong>Ecco, così è il rischio anche per la nostra Quaresima: </strong>che ci chiediamo &#8211; se ce lo chiediamo &#8211; a quale via crucis bisogna andare, a quale senso abbia il digiuno, se è obbligatorio questo o quell’altro incontro di preghiera, ma fuggiamo la questione fondamentale, cioè mettersi davanti a Lui.<br />
Per dirla con le parole della citazione: “Nella sua quaresima, il Signore, decise un’intera vita e la sua destinazione. Facciamoci venire idee di lunga portata, fratelli e sorelle, che durino più di uno spot. È questo il momento opportuno. È questo il momento favorevole”.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>“Venimus adorare Eum”</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2009 05:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Paolo Brambilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di Don]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra tutte le immagini che descrivono il mistero del Natale, una particolarmente luminosa e suggestiva è &#8211; credo &#8211; la visita dei magi; questi uomini esotici, sconosciuti, stranieri&#8230; hanno fatto un viaggio tanto lungo illuminati solo da una stella. Credo che il fascino di questo incontro risieda nel fatto che esso anche a noi consente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.odbpaderno.it/wp-content/uploads/2009/01/remagi.jpg" rel="shadowbox[post-1070];player=img;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1071" title="remagi" src="http://www.odbpaderno.it/wp-content/uploads/2009/01/remagi-150x150.jpg" alt="remagi" width="150" height="150" /></a><strong>Tra tutte le immagini che descrivono il mistero del Natale</strong>, una particolarmente luminosa e suggestiva è &#8211; credo &#8211; la visita dei magi; questi uomini esotici, sconosciuti, stranieri&#8230; hanno fatto un viaggio tanto lungo illuminati solo da una stella. Credo che il fascino di questo incontro risieda nel fatto che esso anche a noi consente un pensiero come questo: se loro che erano lontani, non andavano a messa, magari neppure pregavano, insomma non avevano titoli particolari per essere in prima fila davanti alla capanna, eppure c’erano e sono stati accolti volentieri, allora c’è speranza anche noi che &#8211; per molti aspetti &#8211; come loro siamo un po’ pagani. Se non occorrono titoli particolari per stare davanti a Gesù, allora c’è proprio speranza per tutti! E fin qui tutto bene.</p>
<p><span id="more-1070"></span> <strong>Quello che stupisce</strong> è come, invece, una volta che abbiamo la possibilità di stare davanti a Lui, o meglio: con Lui, volentieri noi ce ne teniamo lontani, o tutt’al più consideriamo la nostra visita come quelle di cortesia che bisogna fare alla nonna anziana, al parente malato, ma con la premura di andarsene al più presto. E i segni sono abbastanza evidenti: arrivare a Messa tardi (e senza farsene un problema), cercare possibilmente i posti più in fondo e quelli più coperti dalle colonne, andarsene appena possibile (il canto prima dell’ “Andiamo in pace” è una lungaggine inutile; magari si può uscire appena fatta la comunione, tanto il finale è sempre uguale); considerare il tempo della preghiera gratuita (vuol dire quella non sostenuta dall’obbligo del precetto) è un lusso che si concedono pochi (pochi adulti e pochi giovani); eppure &#8211; almeno a parole &#8211; in tutti c’è il desiderio di pregare di più.</p>
<p><strong>A noi piacerebbe essere come i Magi:</strong> pagani sinceramente desiderosi di Dio, che non si lasciano impantanare dai precetti e dalle tradizioni religiose prestabilite (anche se &#8211; a dir la verità &#8211; per arrivare a Betlemme i Magi hanno dovuto ricorrere ai sacerdoti di Israele e alle Scritture); ci piacerebbe seguire una stella, non dei comandamenti (ma la stella non è la voglia, o il bisogno, la stella è una luce esigente); ci piacerebbe&#8230; Ma forse &#8211; con buona pace &#8211; dobbiamo accettare il fatto che siamo più simili agli abitanti di tutta Gerusalemme: avevano lì, a un palmo di mano, il loro Dio, ma non se ne sono accorti; anzi, la notizia della sua nascita invece di suscitare in loro la gioia ha provocato una grande agitazione e un grande turbamento.</p>
<p><strong>Si dica pure quello che si vuole della Chiesa,</strong> ma essa custodisce il tesoro prezioso delle Scritture e indica una strada per arrivare al Bambino; avrà pure mille difetti (ma i difetti della Chiesa sono i nostri difetti, la nostra poca fedeltà, la nostra poca coerenza), ma a una cosa serve ed è quella più importante di tutte: ci indica dove sta il Signore. Sbarazzarsi troppo facilmente della Chiesa come di un peso inutile può voler dire ritrovarsi con un desiderio (quello di incontrare Dio) che non sa trasformarsi in un cammino; e allora diventa una nostalgia che si tira fuori con il presepio e si rimette via con l’Epifania. Fino all’anno prossimo.</p>
<p><strong>“Siamo venuti per adorarlo” </strong>dicono i Magi spiegando il senso del loro viaggio. Se proprio ci piace identificarci con questi personaggi allora facciamolo sul serio: sappiamo dove incontrarlo; sicuramente lui ci aspetta; muoviamoci!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Una piazza per incontrarsi</title>
		<link>http://www.odbpaderno.it/2008/05/una-piazza-per-incontrarsi/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 May 2008 11:40:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Paolo Brambilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di Don]]></category>

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		<description><![CDATA[Due immagini. La prima: 25 aprile, tardo pomeriggio, verso le 18. Scendendo dal bar vedo nell’aiuola un bambino (che non avrà avuto più di 5 anni) sdraiato con la faccia nella terra in mezzo ai fiori. Era salito sull’aiuola (calpestato ghiaia e fiori) e poi &#8211; perdendo l’equilibrio &#8211; era caduto a faccia in giù. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="lightwindow" href="http://www.odbpaderno.it/wp-content/uploads/2008/05/incomunicabilita.jpg" rel="shadowbox[post-200];player=img;"><img class="alignright size-medium wp-image-201" style="float: right;" title="Tre scimmiette" src="http://www.odbpaderno.it/wp-content/uploads/2008/05/incomunicabilita-300x201.jpg" alt="Tre scimmiette" width="164" height="109" /></a>Due immagini. La prima: 25 aprile, tardo pomeriggio, verso le 18. Scendendo dal bar vedo nell’aiuola un bambino (che non avrà avuto più di 5 anni) sdraiato con la faccia nella terra in mezzo ai fiori. Era salito sull’aiuola (calpestato ghiaia e fiori) e poi &#8211; perdendo l’equilibrio &#8211; era caduto a faccia in giù. Nulla di male, niente lacrime, solo un po’ sporco. Vedendolo sdraiato chiedo al gruppo di genitori nei dintorni di chi fosse quel figlio. Nessuno sapeva nulla. Le mamme sedute sulle panchine hanno osservato la scena. Faccio scendere il bambino dall’aiuola, gli raccomando di non salire più perché è pericoloso (e intanto gli dico che anche per i fiori non è stata una bella esperienza, lui sorride), pulizia veloce di mani e faccia e poi a correre per il campo.<br />
<span id="more-200"></span></p>
<p>La seconda: viaggio in metropolitana, linea 3, da Duomo a Sondrio (circa 10 minuti di tragitto), verso le 11 del mattino. Un orario di non particolare sovraffollamento; a volte si riesce persino trovare posto a sedere. A ben guardare ciascuno si è trovato il proprio angolo dove sistemarsi, possibilmente rendendosi meno visibile e meno accostabile che si può: chi sparisce dietro i fogli del giornale gratuito, chi fissa un punto non ben preciso e non stacca gli occhi di lì, chi si guarda le scarpe, chi legge un libro o controlla i messaggi sul cellulare&#8230; Unico momento di comunicazione umana: quando sale qualcuno con fisarmonica, violino o quant’altro, suona un po’ e poi passa a chiedere soldi. Imbarazzo o stizza generale. Il “musicista” scende. Sollievo generale: ciascuno può ritornare nel proprio anonimato.</p>
<p>Sembra che questo sia il destino della convivenza possibile: che ciascuno ignori l’altro, che non si senta toccato dalla sua presenza. “Faccia pure ciò che vuole, basta che non dia fastidio a me”: questo è il volto della tanto declamata “tolleranza”, uno dei cosiddetti valori della nostra epoca.<br />
Certo la tolleranza ha una sua ragione di verità, ma nella sua pratica essa equivale essenzialmente a rendere l’altro, anche quello che ho vicino, un “estraneo”. Quello che lui pensa, lui fa, lui vive, non mi interessa, non mi deve riguardare; né avrei alcun titolo io per mettere in discussione il suo stile di vita. La condizione oggi per stare insieme è questa: che l’altro non mi riguardi. Anzi: che nemmeno mi guardi. Perché lo sguardo è un ponte che già crea un collegamento, è un’invocazione, è una promessa. E perciò chiede che io risponda a questo sguardo. Ma no, non si può fare. Meglio stare vicini (se proprio non se ne può fare a meno) ma senza guardarsi.</p>
<p>“Passi in piazza” si intitola l’oratorio feriale di quest’anno. La piazza è sempre stata il luogo dell’incontro, della presenza reciproca e delle attese reciproche. Qui sta la sfida che ci viene proposta: che lo stare insieme con tante persone non avvenga all’unico prezzo di considerarsi tutti estranei, ma piuttosto assuma la forma del legame “fraterno”: che tu ci sia mi riguarda, quello che ne è di me dipende anche da te.<br />
Il “valore” evangelico per la vita comune non è certamente quello della tolleranza, ma quello della fraternità: la tolleranza ha come criterio l’estraneità dell’altro, la fraternità cerca l’altro come colui senza il quale non saprei che farmene della mia vita.</p>
<p>Che questa estate diventi per ciascuno di noi una piazza nella quale ritrovare i buoni legami della vita fraterna.</p>
<p>don Paolo</p>
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		<title>Visto&#8230;dall&#8217;altra parte</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Apr 2008 10:07:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Paolo Brambilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di Don]]></category>

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		<description><![CDATA[Una delle cose più fastidiose che possa capitare è quella di sentirci dire da qualcuno come siamo con la pretesa di saperlo meglio di noi; immediatamente &#8211; quando l’incauto osa “mostrarci” quello che vede di noi &#8211; scattano meccanismi non solo di difesa, ma anche di contrattacco: abbiamo sempre mille buone giustificazioni per quel che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="lightwindow" href="http://www.odbpaderno.it/wp-content/uploads/2008/05/angeldevil.jpg" rel="shadowbox[post-193];player=img;"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-194 alignright" style="float: right;" title="angeldevil" src="http://www.odbpaderno.it/wp-content/uploads/2008/05/angeldevil-150x150.jpg" alt="Angel devil" width="150" height="150" /></a>Una delle cose più fastidiose che possa capitare è quella di sentirci dire da qualcuno come siamo con la pretesa di saperlo meglio di noi; immediatamente &#8211; quando l’incauto osa “mostrarci” quello che vede di noi &#8211; scattano meccanismi non solo di difesa, ma anche di contrattacco: abbiamo sempre mille buone giustificazioni per quel che facciamo, diciamo, siamo&#8230; e mica sono campate in aria!</p>
<p><span id="more-193"></span></p>
<p>In un libretto assai arguto lo scrittore C.S. Lewis, immaginando la corrispondenza tra due diavoli incaricati di portare all’inferno l’anima dei “pazienti” loro affidati, fa scrivere al più anziano dei due questo consiglio al suo nipote inesperto: «Tieni la mente del tuo paziente lontano dai doveri più elementari, sospingendolo verso quelli più progrediti e spirituali. Aggrava quella caratteristica umana che è utilissima: l’orrore e la negligenza delle cose ovvie. Devi condurlo a una condizione nella quale possa soffermarsi per un’ora a fare l’esame di coscienza senza riuscire a scoprire neppure uno di quei suoi fatti personali che sono perfettamente chiari a chiunque viva con lui nella stessa casa o lavori nello stesso ufficio».<br />
Ecco proprio questo succede: che ciò che è chiarissimo agli occhi di chi ci sta attorno è spesso nascosto ai nostri stessi occhi (come è vero anche il contrario, ovviamente). Immagino sia per questo che Gesù imponga due generi diversi di misure quando sentiamo la smania di correggere i nostri fratelli: tieni conto che tu nel tuo occhio hai una trave e in quello del tuo fratello c’è una pagliuzza&#8230; mica male!<br />
E questo vale non solo per noi stessi, ma anche per i nostri ragazzi, i nostri figli: guai a dire a una madre o a un padre che suo figlio non è propriamente come dice lui. Pare una offesa che grida vendetta al cospetto di Dio! Così succede che non si hanno più occasioni di conoscere in profondità i propri figli; perché bisogna difenderli dallo sguardo cattivo degli altri! E i figli (che in questo non sono per niente stupidi) ci giocano dentro che è una meraviglia e così salta ogni possibilità di alleanze educative: gli insegnanti e i professori, mediamente hanno sempre torto o “non riescono a capire” le esigenze del figlio (e non parliamo dei catechisti, dei preti, degli allenatori&#8230;).<br />
Senza allargare troppo il discorso (anche se con il rischio &#8211; come sempre &#8211; che le cose solo accennate rimangano troppo superficiali) varrebbe la pena provare a fare un esercizio come questo: prendere un po’ più sul serio e non scartare a priori le critiche che ci vengono fatte, individuarne le ragioni di verità che le sorreggono, scartare i motivi di risentimento che le animano e&#8230; trovare un altro pezzo di immagine di noi stessi (o dei nostri figli).<br />
E, per concludere, un po’ di pubblicità: chi volesse leggere con frutto (e &#8211; credo &#8211; con gusto) il testo sopra citato può cercare: C.S. LEWIS, Le lettere di Berlicche, Jaca Book. E, a livello italiano, anche se con intenti diversi ma utilizzando uno stratagemma letterario simile: G. BIFFI, Il quinto evangelo, Piemme.</p>
<p>don Paolo</p>
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		<title>A &#8216;mo di provocazione &#8211; Il supermarket delle offerte e il senso di appartenenza</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Feb 2008 10:04:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Paolo Brambilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di Don]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il sottotitolo di questo editoriale anticipa il contenuto qui di seguito riportato; il titolo indica come va interpretato.
Questa che provo a descrivere è solo un’interpretazione personale di un fenomeno che mi sembra sotto gli occhi di tutti. E siccome è un’interpretazione personale è suscettibile di obiezioni e richiede un confronto. Su questo tema imposteremo gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.odbpaderno.it/wp-content/uploads/2008/05/supermarket.jpg" rel="shadowbox[post-191];player=img;"><img class="size-medium wp-image-192 aligncenter" title="Supermarket" src="http://www.odbpaderno.it/wp-content/uploads/2008/05/supermarket-300x212.jpg" alt="Supermarket" width="300" height="212" /></a><br />
Il sottotitolo di questo editoriale anticipa il contenuto qui di seguito riportato; il titolo indica come va interpretato.<br />
Questa che provo a descrivere è solo un’interpretazione personale di un fenomeno che mi sembra sotto gli occhi di tutti. E siccome è un’interpretazione personale è suscettibile di obiezioni e richiede un confronto. Su questo tema imposteremo gli incontri dei genitori durante i giorni di ritiro dei ragazzi in Quaresima.<br />
Ultima cosa prima di iniziare a leggere: il tono provocatorio serve appunto per stimolare una reazione; ovviamente &#8211; come tutte le provocazioni &#8211; le frasi sono brevi, e rischiano di essere superficiali e semplificatorie di un problema che è più sottile e andrebbe trattato più profondamente. Ma serve solo per iniziare la discussione&#8230;</p>
<p><span id="more-191"></span></p>
<p>Una delle difficoltà che sta vivendo non solo la Chiesa, ma in genere il vivere insieme, è la mancanza di un senso di appartenenza: alla Chiesa si chiedono dei “servizi”, ma non si vuole sentirsi troppo “coinvolti” in altri momenti. Alla Chiesa si chiede che il proprio figlio riceva i sacramenti, ma è una gran scocciatura che poi venga richiesta la presenza ai ritiri, a messa, alla novena&#8230;</p>
<p>L’esclusiva richiesta di un “servizio” (il catechismo, l’oratorio feriale, il doposcuola&#8230;) senza l’obbligo di alcun coinvolgimento genera una sorta di giudizio sull’offerta che dalla Parrocchia o dall’Oratorio viene proposta che è valutata in genere solo in base al fatto se corrisponde a ciò che si richiede. Quindi se l’offerta corrisponde ai miei bisogni, bene. Altrimenti&#8230; Altrimenti a Paderno ci sono altre sei parrocchie in città e quindi mi rivolgo all’offerta che mi conviene di più.</p>
<p>Ultimo passaggio: la scelta di un’offerta oppure di un’altra in base alla comodità del prodotto è sempre accompagnata da una sorta di “distacco” che comporta un giudizio sommario ma che non consente di sentirsi coinvolti in un’esperienza che sia capace di dare un senso complessivo al frequentare questa o quell’altra proposta.</p>
<p>Così succede che a catechismo si vada dove i nonni possono andare a portare/prendere il bambino, a messa si va dove è più vicino a casa, l’oratorio feriale che si sceglie è quello dove l’orario è più comodo per i tempi del lavoro e così via&#8230;<br />
Risultato: la comunità cristiana non è più un luogo dove ci si possa sentire a casa propria, ma è semplicemente un luogo nel quale posso trovare quello che al momento mi serve, riservandomi però di non stringere troppo i legami perché questo chiederebbe partecipazione, coinvolgimento, responsabilità e tanto tempo a disposizione, cosa che proprio ci manca!</p>
<p>don Paolo</p>
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		<title>Vado a prepararvi un posto&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Nov 2007 09:59:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Paolo Brambilla</dc:creator>
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A ormai 3 mesi di distanza, non vogliamo dimenticare chi, in oratorio, è stato una presenza significativa e la cui memoria desideriamo tenere viva perché molti ancora possano imparare la sapienza del vivere&#8230;

Non è mai semplice poter identificare in una sola immagine l’esistenza di una persona; le si farebbe torto perché sarebbe una riduzione. Però [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.odbpaderno.it/wp-content/uploads/2008/05/gruppi-020.jpg" rel="shadowbox[post-189];player=img;"><img class="size-medium wp-image-190 aligncenter" title="gruppi-020" src="http://www.odbpaderno.it/wp-content/uploads/2008/05/gruppi-020-300x225.jpg" alt="Carmela" width="300" height="225" /></a></p>
<p>A ormai 3 mesi di distanza, non vogliamo dimenticare chi, in oratorio, è stato una presenza significativa e la cui memoria desideriamo tenere viva perché molti ancora possano imparare la sapienza del vivere&#8230;</p>
<p><span id="more-189"></span></p>
<p>Non è mai semplice poter identificare in una sola immagine l’esistenza di una persona; le si farebbe torto perché sarebbe una riduzione. Però è difficile riuscire a dire tutto, perché ciascuno conosce &#8211; di una persona &#8211; un aspetto o qualche aspetto e mai l’intero (questo solo Dio lo conosce).<br />
Senza arrendermi a questa difficoltà, se dovessi scegliere un “motto” con il quale ricordare Carmela, userei quello utilizzato dall’evangelista Giovanni: “Vado a prepararvi un posto”. Queste parole le pronuncia &#8211; evidentemente &#8211; Gesù, annunciando il suo distacco dai discepoli per tornare al Padre, promettendo loro però una comunione che rimane pur nel distacco, comunione che si perfezionerà “quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me perché siate anche voi dove sono io”.<br />
Mi vengono alla mente quei sabati mattina e pomeriggio in cui bisognava apparecchiare per la cena della sera: le lunghe (e poco sussurrate) discussioni sul come disporre tavoli, posti, sedie&#8230; perché tutti potessero sentirsi a proprio agio.<br />
E poi sapevi anche che se arrivavi all’ultimo momento, sulla Carmela potevi contare per riuscire a trovare un posticino anche quando tutto era strapieno: certo eri rimproverato, a volte proprio non si riusciva a trovare la soluzione ma, a costo di organizzare un bis di quella serata, eri tranquillo che in qualche modo la cosa sarebbe stata risolta.<br />
E se eri un affezionato frequentatore di queste iniziative e per caso ti dimenticavi di qualche appuntamento, lei veniva a dirti “Ma allora, in quanti vi devo segnare per la cena?”.</p>
<p>È troppo ridurre la figura della Carmela alla questione delle cene? Per un certo aspetto, sì! Occorrerebbe dire della sua fede, della sua passione per le molte iniziative non solo della Parrocchia, ma anche di tutti gli altri ambiti nei quali ella prestava servizio anzitutto con la sua presenza, della sua generosità che ci teneva a mantenere nascosta ma della quale tanti hanno beneficiato in diverso modo&#8230;<br />
Per un altro aspetto però, forse più essenziale, non è riduttivo legare la sua figura a quella della cena. È proprio in questa occasione che il Signore stesso ha dato il meglio di sé, a quella cena con i suoi egli aveva rivolto l’attenzione durante la sua vita terrena (“ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi”) e a questo incontro dà appuntamento a tutti coloro che desiderano stare con lui (“Eccomi, sto alla porta e busso: se qualcuno mi aprirà, entrerò e cenerò con lui ed egli con me”).</p>
<p>Noi osiamo sperare &#8211; memori dei tanti benefici ricevuti &#8211; di poter contare ancora una volta sulla Carmela per trovare un giorno un posto alla tavola del Signore insieme a lei e a tutti coloro che abbiamo cari.</p>
<p>don Paolo</p>
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		<title>Dimmi perchè: a proposito del tema di quest&#8217;anno&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Sep 2007 09:56:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Paolo Brambilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di Don]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa richiesta suscita facilmente un senso di fastidio ogni volta che ce la sentiamo rivolgere! Fastidio perché ci segnala incontrovertibilmente che quello che diciamo o facciamo o crediamo o annunciamo non ha &#8211; nel nostro interlocutore &#8211; una forza tale da apparire per se stesso scontato, ovvio, senza repliche.

La domanda di spiegazione, soprattutto ai giorni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="lightwindow" href="http://www.odbpaderno.it/wp-content/uploads/2007/10/logo_dimmi_perche.jpg" rel="shadowbox[post-188];player=img;"><img class="alignnone size-medium wp-image-132 alignright" style="float: right;" title="Dimmi perchè logo" src="http://www.odbpaderno.it/wp-content/uploads/2007/10/logo_dimmi_perche.jpg" alt="" width="178" height="109" /></a>Questa richiesta suscita facilmente un senso di fastidio ogni volta che ce la sentiamo rivolgere! Fastidio perché ci segnala incontrovertibilmente che quello che diciamo o facciamo o crediamo o annunciamo non ha &#8211; nel nostro interlocutore &#8211; una forza tale da apparire per se stesso scontato, ovvio, senza repliche.</p>
<p><span id="more-188"></span></p>
<p>La domanda di spiegazione, soprattutto ai giorni nostri, esprime non tanto la richiesta di approfondire ciò a cui già si è acconsentito, ma denuncia piuttosto un dubbio a proposito di ciò che è in questione. “Dimmi perché devo iniziare una cosa e poi portarla a termine”&#8230; “dimmi perché se quello mi ha fatto così, io devo ricercare ancora la sua amicizia”&#8230; “dimmi perché devo andare a messa”&#8230; “dimmi perché bisogna confessarsi”&#8230;<br />
Questo è il clima nel quale il cristianesimo (e ogni convinzione che si attesti addirittura come una “fede”, e non come una semplice opinione) oggi vive: non è scontato essere cristiani, è più ovvio, più “normale” non esserlo; dunque l’essere cristiani &#8211; nel nostro contesto culturale &#8211; impone a chi crede l’onere della prova.<br />
E se questo impone ai credenti qualche fatica in più rispetto al passato (almeno sul piano del rendere ragione della propria fede), non tutto il male viene per nuocere. Forse c’è anche una benedizione nel cavalcare l’onda di questa domanda; forse dobbiamo proprio fare in modo di “risuscitare” questa domanda. Certo poi dobbiamo essere in grado (coltivare gli strumenti, approfondire i cammini, rinnovare le convinzioni) di offrire delle risposte non retoriche a questa domanda ma, per carità, facciamo in modo che si risvegli: “dimmi perché credi”!<br />
Il tema di questo nuovo anno pastorale ci offre l’occasione non tanto di inventare qualche nuova iniziativa (se ci sarà, ben venga), ma chiede a ciascuno di noi due cose: che ognuno si domandi “perché credo”, e che ciascuno sappia percorrere qualche passo nella direzione del dare una risposta a chi, eventualmente (per grazia?!?) ci domandasse: “dimmi perché credi”.</p>
<p>Don Paolo</p>
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		<title>Pregare per fare la volontà di Dio: ma cosa vuole Dio?</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Oct 2006 12:15:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Paolo Brambilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di Don]]></category>
		<category><![CDATA[Vita in Oratorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel discorso di Benedetto XVI a Regensburg si accenna a un modo di intendere Dio come assolutamente trascendente rispetto alle categorie umane, tanto che Egli potrebbe volere tutto e il suo contrario. In questo senso anche noi immaginiamo l’ “onnipotenza” divina: come la possibilità di fare sia il bene, sia il male, di volere il nostro bene e di mandarci anche qualche sofferenza. Non dice forse il detto “Non cade foglia che Dio non voglia”?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Ma davvero il Dio cristiano è così? Davvero Egli può volere qualsiasi cosa? E come si può sapere ciò che Egli veramente vuole? E quando noi preghiamo, ci rivolgiamo a un Dio così? Non è un po’ pericoloso?</p>
<p>Attorno a questo tema proveremo a riflettere insieme a partire da quello che Gesù ci ha detto di Lui quando ai suoi discepoli ha spiegato come rivolgersi a Lui.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Proposta ai giovani</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Oct 2006 19:28:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Paolo Brambilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di Don]]></category>
		<category><![CDATA[Vita in Oratorio]]></category>

		<guid isPermaLink="false"></guid>
		<description><![CDATA[Don Paolo ci spiega la sua proposta per l'anno catechistico 2006/07 rivolta ai giovani dell'Oratorio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In sostanza dividiamo il cammino dei giovani in <strong>2 gruppi</strong>: quello dei 18nni (quarta e quinta superiore) e quello dei giovani (dal primo anno di università / o comunque dopo la maturità in poi). Con questo intento:</p>
<p>Il <strong>cammino dei 18nni</strong> ha come scopo quello di ritrovare le condizioni fondamentali per cui decidere di seguire Gesù nella Chiesa; il punto di arrivo simbolico è la stesura della Regola di Vita. I temi previsti sono quelli del discernimento, della vocazione, dell’impostazione del cammino spirituale.</p>
<p>Il <strong>cammino dei giovani</strong> mira invece a consolidare la scelta (ormai già fatta) di seguire Gesù nella Chiesa attraverso una rimotivazione delle ragioni del credere legate alla rivelazione biblica e alle condizioni del cristianesimo nel nostro tempo.</p>
<p>La proposta di un cammino diventa concreta in queste tre attenzioni:</p>
<p><strong>«Credo per comprendere, comprendo per credere»: la CATECHESI</strong><br />
Il percorso di catechesi è il momento fondamentale perché ciò che è creduto assuma una forma “ragionevole” per la quale ogni discepolo sappia “rendere ragione della speranza” che è in lui. Non si può diventare cristiani adulti con una fede senza contenuti. Il momento della catechesi diventa poi anche l’occasione per il confronto con i propri coetanei circa le condizioni nelle quali siamo chiamati a rendere testimonianza della nostra fede nell’odierno contesto culturale.</p>
<p><strong>«Fermatevi e sappiate che io sono Dio»: la PREGHIERA</strong><br />
Non esiste fede se non come riferimento personale a Colui che abbiamo riconosciuto come “il Signore”. Non servono a molto i contenuti formali della fede se questi non ci aiutano ad amare di più il Signore, a rivolgerci a lui, a pregarlo, appunto.<br />
Durante i vari momenti dell’anno ci saranno proposte diverse: la preghiera di Avvento al mattino, la lettura orante dei testi biblici…<br />
Segnaliamo una iniziativa nuova che riteniamo fondamentale per la vita di un credente: l’ultimo sabato di ogni mese sarà possibile vivere un momento di adorazione dell’eucaristia che viene proposto a tutta la comunità in orario libero (l’esposizione inizia dalle 1930 fino alle 24).</p>
<p><strong>«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date»: il SERVIZIO<br />
</strong>Il dono della fede (che abbiamo sperimentato come legame bello anche tra i credenti) non può essere cosa che si rinchiude nel piccolo cerchio del gruppo. Le forme di servizio possono essere le più diverse. L’importante è che ciascuno trovi qualche forma nella quale offrire (gratuitamente!) il proprio aiuto, il proprio tempo, le proprie capacità.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Fede, Ragione, Università &#8211; Il discorso del Papa</title>
		<link>http://www.odbpaderno.it/2006/10/fede__ragione__universita_-_il_discorso_del_papa/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Oct 2006 19:21:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Paolo Brambilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di Don]]></category>
		<category><![CDATA[Vita in Oratorio]]></category>

		<guid isPermaLink="false"></guid>
		<description><![CDATA[Il discorso di Benedetto XVI all’università di Regensburg è famoso solo per lo scompiglio provocato dalle reazioni islamiche a proposito di alcune parti della sua riflessione. Nella sua completezza il testo è assai più ricco (come era facile immaginare); esso offre gli spunti per poter ancora una volta ricercare il senso (il “logos”) della nostra fede.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Durante l’incontro sintetizzeremo i passaggi essenziali del discorso e attraverso il dialogo cercheremo di mettere in comune le nostre impressioni, pensieri, reazioni. Per chi volesse leggere il testo completo può trovarlo sul sito della Santa Sede (www.vatican.va alla rubrica “Focus”). Qui di seguito riportiamo solo qualche passaggio.</p>
<p>[…] L&#8217;affermazione decisiva in questa argomentazione contro la conversione mediante la violenza è: non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio. L&#8217;editore, Theodore Khoury, commenta: per l&#8217;imperatore, come bizantino cresciuto nella filosofia greca, quest&#8217;affermazione è evidente. Per la dottrina musulmana, invece, Dio è assolutamente trascendente. La sua volontà non è legata a nessuna delle nostre categorie, fosse anche quella della ragionevolezza. In questo contesto Khoury cita un&#8217;opera del noto islamista francese R. Arnaldez, il quale rileva che Ibn Hazm si spinge fino a dichiarare che Dio non sarebbe legato neanche dalla sua stessa parola e che niente lo obbligherebbe a rivelare a noi la verità. Se fosse sua volontà, l&#8217;uomo dovrebbe praticare anche l&#8217;idolatria.<br />
A questo puntosi apre, nella comprensione di Dio e quindi nella realizzazione concreta della religione, un dilemma che oggi ci sfida in modo molto diretto. La convinzione che agire contro la ragione sia in contraddizione con la natura di Dio, è soltanto un pensiero greco o vale sempre e per se stesso? Io penso che in questo punto si manifesti la profonda concordanza tra ciò che è greco nel senso migliore e ciò che è fede in Dio sul fondamento della Bibbia. […]<br />
L&#8217;occidente, da molto tempo, è minacciato da questa avversione contro gli interrogativi fondamentali della sua ragione, e così potrebbe subire solo un grande danno. Il coraggio di aprirsi all&#8217;ampiezza della ragione, non il rifiuto della sua grandezza – è questo il programma con cui una teologia impegnata nella riflessione sulla fede biblica, entra nella disputa del tempo presente. &#8220;Non agire secondo ragione, non agire con il logos, è contrario alla natura di Dio&#8221;, ha detto Manuele II, partendo dalla sua immagine cristiana di Dio, all&#8217;interlocutore persiano. È a questo grande logos, a questa vastità della ragione, che invitiamo nel dialogo delle culture i nostri interlocutori. Ritrovarla noi stessi sempre di nuovo, è il grande compito dell&#8217;università.</p>
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		<title>Una storia &#8220;terra-terra&#8221; (forse)</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2005 10:29:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Paolo Brambilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di Don]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è, nella storia di Giuseppe (quello che è stato in Egitto, non quello originario di Betlemme o quello di Arimatea, tanto per non confondersi), un mix sentimenti, passioni, emozioni… che, a prima vista, pare non abbiano un gran profumo di cielo ma, anzi, si mescolino proprio bene con la polvere della terra; tanto che verrebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è, nella storia di Giuseppe (quello che è stato in Egitto, non quello originario di Betlemme o quello di Arimatea, tanto per non confondersi), un mix sentimenti, passioni, emozioni… che, a prima vista, pare non abbiano un gran profumo di cielo ma, anzi, si mescolino proprio bene con la polvere della terra; tanto che verrebbe da chiedersi come mai qualcuno abbia pensato di inserire con tanta cura (e lunghezza) questa storia nella Bibbia. Tra l’altro Dio è nominato proprio poche volte; tutto sembra svolgersi senza scomodarlo.<br />
<span id="more-142"></span><br />
Ma quali sono queste passioni, sentimenti, emozioni? Anzitutto abbiamo un protagonista della vicenda che è ben conscio delle proprie doti e della predilezione che il padre ha lui; e si sa che queste cose attirano un mare di guai: i fratelli – risentiti – meditano di eliminarlo per sempre dalla loro vita ma, in disaccordo per il modo, decidono alla fine di venderlo a dei mercanti che, finalmente, lo avrebbero portato abbastanza lontano da poter permettere loro di continuare indisturbati una vita normale (non vi ricorda, tutto questo, la vicenda di quegli altri fratelli, i primi, Caino e Abele?). E poi, in Egitto, divenuto potente, Giuseppe (cito alla lettera: “bello di forma e avvenente di aspetto”) attrasse le attenzioni della moglie del padrone, la quale fece di tutto per raggiungere il suo scopo (“Unisciti a me” era la sua richiesta, nella quale poco è lasciato all’immaginazione); e non riuscendoci – naturalmente – lo “incastrò” con un’abile menzogna, tanto che Giuseppe fu arrestato e finì per la seconda volta in prigione.</p>
<p>Poi il faraone – conoscendo le sue doti di interprete di sogni – lo consultò e, alla fine, Giuseppe passò decisamente dalle stalle alle stelle. Quando rientrò in contatto con i propri fratelli che erano arrivati in Egitto a comprare grano per ovviare alla carestia che imperversava, Giuseppe volle mettere alla prova i fratelli con astuti sotterfugi; alla fine si fece riconoscere e, addirittura, potè riabbracciare il padre Giacobbe. E così gli ebrei vissero in Egitto. E qui comincia poi la vicenda di Mosè, ma questa è un’altra storia (forse quella del prossimo oratorio feriale).</p>
<p>Ma, ritorniamo al nostro tema: questa storia così “terrena”, proprio per questo motivo, può aiutarci a ritrovare un aspetto imprescindibile della nostra fede: essa non è un sentimento, una nostalgia del totalmente Altro (come a volte si sente dire), una fuga mistica da questo mondo. La fede ha invece la forma di un atto che l’uomo responsabilmente compie come modo di intendere la vita che si vive quaggiù (nella consapevolezza del suo compimento lassù). La fede non è una bisaccia dalla quale tirare fuori buoni sentimenti che ci fanno immaginare migliori (ma che in realtà non ci rendono effettivamente migliori); e non è nemmeno una riserva di parole belle che possono consolare la nostra fragile vita (e la nostra fragile psiche). La fede è la decisione che un uomo prende di vivere la propria vita guidato dalla parola di quel Dio che ha lasciato il cielo ed è venuto ad abitare tra di noi.</p>
<p>Allora forse questo oratorio feriale ci insegnerà a valorizzare ciò di cui oggi non si parla quasi più: le virtù. Ovvero quegli atteggiamenti abituali che ci consentono di tradurre nella pratica della vita effettiva ciò che la Parola ci indica come stella luminosa su nel cielo.</p>
<p>Riusciremo noi tutti a lasciarci istruire da questa vicenda per poter credere che Dio ha piantato la sua tenda tra di noi? Smetteremo di cercarlo al di là dei monti, dei mari o su oltre il cielo, perché finalmente egli ha preso la nostra carne (e già in antico, nella forma di nube o di colonna di fuoco, camminava con il suo popolo)? Ce lo auguriamo come frutto duraturo di queste settimane intense (per alcuni aspetti estenuanti, certo) e di sicuro promettenti. E se questo non accadrà, almeno avremo sentito una storia “umana”, cosa – anche questa – di cui oggi ne soffriamo la mancanza.</p>
<p>don Paolo</p>
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		<title>Parola di Don &#8211; Maggio 2004</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2004 10:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chicco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di Don]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalla predica del 20/04/2004:
Graziella, non è facile per me parlare in questo momento : da una parte mi vengono in mente tante cose che ci siamo confidati in questi mesi, mi viene in mente la tua amicizia e l’ affetto sincero che avevi per me dall’altra mi piacerebbe potere tacere ma sento che tu mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dalla predica del 20/04/2004:<br />
Graziella, non è facile per me parlare in questo momento : da una parte mi vengono in mente tante cose che ci siamo confidati in questi mesi, mi viene in mente la tua amicizia e l’ affetto sincero che avevi per me dall’altra mi piacerebbe potere tacere ma sento che tu mi spingi e mi inciti a non tacere come l’affetto sincero che hai avuto per la mia vocazione ti portava a ricordarmi in tante occasioni che io non potevo tacere.<br />
<span id="more-143"></span><br />
Tutte le persone che quest’oggi sono qui sono qui per dirti grazie : grazie della testimonianza di fede che insieme a Roberto hai dato in questi mesi: una fede che non hai inventato in questi mesi , una fede che hai sempre coltivato e che ti ha portato a vivere solo di affidamento al Signore : quante volte in questi mesi mi hai detto e insegnato che bisogna affidarsi. Venendo in questi tempi in casa tua ho visto un manifesto di comunione e liberazione che diceva che la fede non sarà completa fino a quando non sarà vissuta e provata nella carne : tu l’hai vissuta completa così.</p>
<p>Insieme a tutti i tuoi parenti e ai tantissimi amici oggi ci sono qui i tuoi ragazzi: sono tuoi perchè li hai cresciuti tu nella fede in questi anni facendo si che amassero la chiesa iniziando dall’oratorio e ci sei riuscita: questi ragazzi amano l’oratorio e partecipano cosi , amandolo, al cammino che percorrono. L’altra sera quando il Signore ti ha presa per mano dopo che sono uscito da casa tua ho visto correre in chiesa piangendo i tuoi ragazzi, mi sono venuti incontro piangendo , hanno pregato per te ma ora sanno che tu dal cielo li accompagnerai ancora ;tante volte venendo a trovarti in casa o all’ospedale ti ho trovata con il libro delle preghiere e l’elenco dei tuoi ragazzi di fianco:siamo certi che ora più che mai questa preghiera continuerai a farla; da parte loro la memoria di quello che hanno vissuto con te li spingerà a non fermarsi nel cammino della fede e insieme a tutti noi hanno ricevuto da te in questi mesi l ‘insegnamento che la fede è vera sempre, fino alla fine, anzi è l’unica cosa che resta vera.</p>
<p>C’è poi una dimensione della tua esperienza di questi mesi che ci lascia senza parole : tu hai ripetuto più volte a me e alle tua amiche catechiste che quello che tu hai sofferto in questi tempi lo hai offerto per la tua famiglia e per l’oratorio di Paderno. Tu amavi così il tuo oratorio! I catechisti e le catechiste hanno imparato da te che essere catechisti è una vocazione, non un opera di volontariato : resti catechista anche quando, come te negli ultimi mesi, non puoi più venire in oratorio: resti catechista sempre.</p>
<p>Dobbiamo dire grazie anche alla fraternità di CL di cui fai parte: la vicinanza che hanno avuto verso la tua famiglia e anche verso di me in questi mesi ci ha testimoniato che la compagnia cristiana è vera ed è fino alla fine cioè non solo fino alla morte ma fino a pregare con te anche ora nella vita nuova che hai abbracciato : anche questa amicizia fra la fraternità e l’oratorio dipende da te e noi oggi la mostriamo non come un risultato di cui essere orgogliosi ma come un frutto per il quale dobbiamo esserti riconoscenti.</p>
<p>Mi vengono in mente ancora tante cose ma tante sono come un tesoro prezioso fra me e te un tesoro che sosterrà sempre la mia vocazione perchè frutto di una fede condivisa.<br />
Finisco allora dicendo che vorremmo dire a Roberto non che ha avuto ma che ha ancora una grande moglie e a Simone e a Davide che hanno ancora una grande mamma.</p>
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		<title>Domeniche di Quaresima in Oratorio: tante le famiglie coinvolte.</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chicco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di Don]]></category>
		<category><![CDATA[Vita in Oratorio]]></category>

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		<description><![CDATA[I tradizionali ritiri delle classi di catechismo hanno visto in questa quaresima la partecipazione di tante famiglie che hanno passato l&#8217;intera giornata in oratorio condividendo la riflessione, la preghiera ma anche il pasto e spesso il gioco insieme.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se sommiamo i numeri di ogni domenica arriviamo ben oltre le cinquecento persone. Per alcune famiglie queste sono l’occasione a volte unica per partecipare o iniziare a conoscere ed entrare nella nostra comunità, per altre che conoscono già la comunità, diventano stimolo ad entrare con maggiore consapevolezza in essa, per tutti restano occasione per un coinvolgimento maggiore. Alcuni genitori si sono lasciati coinvolgere anche dalle riflessioni fatte insieme e in qualche caso hanno addirittura proseguito la riflessione in piccoli gruppetti organizzandosi autonomamente durante la quaresima. Questi segni insieme ai genitori che partecipano sempre attivamente alla vita della comunità sono ciò che ci spinge ad andare avanti ancora con entusiasmo . Spesso la mancanza di interesse attorno all’educazione cristiana dei figli fa mancare entusiasmo e stimoli a chi come i sacerdoti e le catechiste sono preposti a tale compito: aver visto invece il coinvolgimento di tanti genitori ci fa ben sperare e ci ricorda che la pastorale familiare trova un ambito unico e privilegiato nell’accompagnamento dei genitori che iscrivendo i figli al cammino dell’iniziazione cristiana ripercorrono insieme ai figli lo stesso cammino facendolo diventare un cammino di nuova evangelizzazione. Ringraziando allora tutte le famiglie che hanno partecipato e in particolare modo le catechiste e coloro che si sono occupati della cucina osiamo sperare che queste occasioni siano ripetibili con lo stesso entusiasmo.<br />
Se infatti il cammino intrapreso continuerà porterà i suoi frutti. Inoltre la dimensione comunitaria che si respira in questa giornate è quella più vera e corrispondente al cammino di catechesi: fare catechismo non significa imparare a memoria dei contenuti ma incontrare una comunità che crede e con la quale e dentro la quale imparare a credere. Solo in una comunità che punta sulla vita comunitaria e sulla famiglia è possibile per i ragazzi incontrare la fede e percorrere il cammino di iniziazione cristiana. La famiglia allora diventa protagonista indiscusso e insostituibile del cammino dei figli soprattutto nel cammino di fede.</p>
<p>Don Massimo</p>
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		<title>Parola di Don &#8211; Gennaio 2004</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jan 2004 10:32:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chicco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di Don]]></category>

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		<description><![CDATA[Come molti avranno già avuto modo di sentire da quest’ anno collaboro con Don Virginio Colmegna nella Caritas Ambrosiana.
Questo nuovo incarico che “ruberà” una fetta considerevole di tempo alla mia presenza in oratorio mi porta sempre più a conoscere situazioni di povertà, di emarginazione, di difficoltà alle quali la Caritas tenta di dare una risposta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come molti avranno già avuto modo di sentire da quest’ anno collaboro con Don Virginio Colmegna nella Caritas Ambrosiana.<br />
Questo nuovo incarico che “ruberà” una fetta considerevole di tempo alla mia presenza in oratorio mi porta sempre più a conoscere situazioni di povertà, di emarginazione, di difficoltà alle quali la Caritas tenta di dare una risposta cercando anche sempre di creare attorno a se una rete e una cultura di solidarietà. <span id="more-144"></span>Mi riferisco per esempio agli stranieri che vivono nelle baraccopoli ai margini delle nostre città, in particolare all’esperienza che sto vivendo di tentare almeno di essere una presenza all’interno della baraccopoli che c’è nell’ex area Falck a Sesto S. Giovanni, dove vivono centinaia di extracomunitari per di più provenienti dalla Romania . Persone che vivono in baracche di legno e cartone spesso con bambini molto piccoli, che hanno lasciato il loro paese per tentare di vivere meglio nel nostro e non se ne vanno, anche se da noi trovano accoglienza, o meglio se la inventano, solo nelle aree dismesse delle nostre città dove possono far nascere le loro baraccopoli , ma nelle baracche non c’è la luce, l’inverno è freddo, non ci sono i servizi igienici, non c’è la doccia&#8230;&#8230;.<br />
Ancora penso a tutto il problema più vasto dei minori non accompagnati,cioè senza una famiglia di riferimento, italiani o stranieri che spesso la polizia ferma di giorno o di notte a Milano e nell’hinterland e che richiedono una collocazione, qualcuno che ricomponga la loro storia, che pensi insieme a loro un futuro. Si stanno moltiplicando casi di minori non delinquenti, ma senza nessuno che li accompagni che hanno bisogno urgente di figure adulte di riferimento.<br />
Attorno a tutte queste storie vi è da pensare a tutti gli aspetti che concorrono : l’aspetto giuridico legato al permesso di soggiorno per gli stranieri che assume una dimensione di forte problematicità se lo si riferisce ai minori stranieri non accompagnati, alle vicende legali di tanti minori anche italiani non per forza legati ad episodi di delinquenza , ma molto più spesso alla tematica dell’affido di questi minori in comunità o in famiglie, affidi sui quali si potrebbe aprire un grosso capitolo che chiama in causa senza altro le comunità cristiane e le famiglie cristiane che potrebbero aprirsi all’accoglienza&#8230;&#8230;..<br />
Perchè un grido silenzioso? Perchè questo mondo lancia un grido di aiuto verso la nostra società , un grido che spesso non sentiamo o che soffochiamo nella confusione del nostro star bene&#8230;..<br />
Ringrazio allora il Signore per l’opportunità che ho di vivere questo nuovo incarico, perchè mi aiuta ad essere più cristiano e ringrazio anche don Gabriele che ha accolto senza ostacoli questo mio nuovo incarico, anzi promuovendolo, anche se tutto questo ruba un pò di tempo alla parrocchia. Forse però può far bene a tutta la comunità un richiamo che ci viene dal mondo della povertà almeno così mi sembra sia stato ieri per quei giovani che sono venuti con me a distribuire le coperte che generosamente la nostra comunità ha saputo offrire e per le quali ringraziamo tutti.</p>
<p>Don Massimo</p>
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		<title>Parola di Don &#8211; Dicembre 2002</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Dec 2002 10:33:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chicco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di Don]]></category>

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		<description><![CDATA[In questo periodo di avvento in Oratorio stiamo vivendo ogni lunedi sera l’adorazione. A questo momento partecipano soprattutto i giovani ed è per tutti noi un momento prezioso. E’ innanzitutto un momento nel quale impariamo a fare silenzio, a tenere chiusa la bocca, a non fare rumore, quel rumore nel quale viviamo ogni giorno che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questo periodo di avvento in Oratorio stiamo vivendo ogni lunedi sera l’adorazione. A questo momento partecipano soprattutto i giovani ed è per tutti noi un momento prezioso. E’ innanzitutto un momento nel quale impariamo a fare silenzio, a tenere chiusa la bocca, a non fare rumore, quel rumore nel quale viviamo ogni giorno che ci fa accorgere solo di chi si impone con forza ed irruenza, che non ci lascia il tempo dell’ascolto ma solo quello di sentire&#8230; <span id="more-145"></span>Impariamo a fare silenzio perchè nel silenzio Dio si rivela, nel silenzio si può stare con Dio si può entrare in punta di piedi nel mistero della libertà di Dio che incontra la mia. La tradizione biblica indica il monte come il posto dell’incontro con Dio, per parlare con Lui bisogna salire sul monte cioè uscire dal trambusto quotidiano perchè Egli non è un oggetto di cui possiamo disporre nello scorrere dei nostri giorni a piacimento, ma è una libertà, anzi la libertà che si rivela, che ti incontra se tu la attendi, se tu la aspetti e nutri questa attesa. Ecco, quel breve momento del lunedi sera di avvento e di quaresima vorrebbe essere un pò un salire sul monte insieme, ma ognuno con le proprie gambe, ognuno solo con se stesso per incontrare Dio. Ognuno può ascoltare Dio, ognuno può parlare con Dio, ognuno può semplicemente restare e fermarsi con Dio sentendosi autorizzato a stare nella sua casa, a rimanere lì come una rondine che si sente autorizzata a fare lì il suo nido, a restare nella casa del suo signore. Con L’augurio che tutti nella vita possano prima o poi incontrarsi con Dio sul monte&#8230;&#8230;..</p>
<p>Don Massimo</p>
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