20 Agosto 2004 | Vita in Oratorio

Oratorium, una scommessa possibile nel panorama odierno della vita di noi stessi

Ma che cos’è questa/o tanto decantata/o Oratorium, a cura del complesso “Gli Elio e le Storie Tese”?
Un inno, forse? No! Un bellissimo inno? No! Il più bell’inno dell’oratorio fin dai tempi degli inni degli oratori? No amici, siete fuori strada.

E’ una canzoncina dell’oratorio.
“Cosa?!? Una semplice canzoncina dell’oratorio?”, direte voi.
Sì, una semplice canzoncina dell’oratorio. Fatta con la sua chitarrina, i suoi bongos, la sua semplice accattivante melodia che come la senti fischiettavi.
Essa consta di accordi semplici come l’amicizia, che pure la mano meno esperta saprà diteggiare alla chitarra: tali accordi, oltre ad essere molto belli, sono anche assai vantaggiosi per il meno esperto: la maggior pare di essi infatti non necessita del famigerato barré, posizione in cui col dito indice a baionetta si premono più corde contemporaneamente (fino a sei!) costringendo così la mano ad uno sforzo fastidioso. “Gli Elio e le Storie Tese” tendono la mano al/alla chitarrista/a esasperato/a dal famigerato barré con questa canzoncina i cui accordi sono, nell’ordine: Re Maggiore, detto anche Re Artù; Sol Maggiore, detto anche Sol-Leone; e La Maggiore, detto anche “una società di autonoleggio”. E qui cominciano i guai perché arriva un Si Minore, detto anche Si Junior, e lì ragazzi il barré ci vuole. Se proprio non lo sa fare, ‘sto famoso barré, il/la giovane può ricorrere a questo espediente: eseguire un accordo di Re facendo contemporaneamente segno di Sì con la testa; ciò spiazza l’uditorio fino al provvidenziale arrivo del successivo La Maggiore, che fa tirare un sospiro di sollievo a tutti. In più, è dimostrato che i cenni d’assenso col capo vengono intepretati dall’interlocutore come segni di di disponibilità e apertura, e questo promuove la comunicazione e il dialogo nella comunità.
Quand’ecco l’imprevisto. Il tono della canzone subisce un graduale ma rapido innalzamento; la familiare sequenza Re – Sol – La si trasforma in Mi Maggiore – La Maggiore – Si maggiore. Avete letto bene, Si maggiore, un’altra complicata posizione che prevederebbe il barré. Che fare? Basterà chiamare in nostro aiuto quel piccolo prodigio della tecnica detto capotasto mobile, un ingegnoso dispositivo meccanico, di costo contenuto e facile reperibilità, che permette di alzare la tonalità a piacimento. Una volta applicatolo potremo continuare a suonare beatamente il nostro Re Maggiore, mentre tutto l’uditorio – noi compresi – sentirà un accordo di Mi.
Semplice, no? E tutto questo con una semplice canzoncina dell’oratorio a cura de “Gli Elio e le Storie Tese”.

Di Oratorium qualcuno ha detto:
“…E’ una canzone che sa di stringhe di liquirizia, di stringhe di amicizia, di castagnate, di voglia di stare insieme, di odore tiepidino di spogliatoio, di schiocchi improvvisi di calcetto, di incontro di catechesi un giovedì pomeriggio a primavera inoltrata, di don simpatici e suor giselle centravanti, di partite indimenticabili, […] di domenica mattina, di anni splendidi, di sala giochi, di cammino di formazione, di stupidéra.”
(Elio e le Storie Tese, Liegi 12/4/2004)
Nella canzoncina Oratorium sono inoltre presenti parti corali maschili e femminili. Il che, buttalo via! Si canta tutti insieme, intonati e stonati, tenori soprani e voci bianche, e intanto invece di far girare i pollici si battono le mani. A tempo però, sennò il don perde lo swing!
…E un gigantesco bacione dal complesso de “Gli Elio e le Storie Tese”, quelli di: “Italia sì, Italia no, Italia dei cachi!…”, vincitrice morale del Festival della Canzone Italiana di Sanremo (IM) 1996.