14 Settembre 2007 | Parola di Don

Dimmi perchè: a proposito del tema di quest’anno…

Questa richiesta suscita facilmente un senso di fastidio ogni volta che ce la sentiamo rivolgere! Fastidio perché ci segnala incontrovertibilmente che quello che diciamo o facciamo o crediamo o annunciamo non ha – nel nostro interlocutore – una forza tale da apparire per se stesso scontato, ovvio, senza repliche. La domanda di spiegazione, soprattutto ai […]

Questa richiesta suscita facilmente un senso di fastidio ogni volta che ce la sentiamo rivolgere! Fastidio perché ci segnala incontrovertibilmente che quello che diciamo o facciamo o crediamo o annunciamo non ha – nel nostro interlocutore – una forza tale da apparire per se stesso scontato, ovvio, senza repliche.

La domanda di spiegazione, soprattutto ai giorni nostri, esprime non tanto la richiesta di approfondire ciò a cui già si è acconsentito, ma denuncia piuttosto un dubbio a proposito di ciò che è in questione. “Dimmi perché devo iniziare una cosa e poi portarla a termine”… “dimmi perché se quello mi ha fatto così, io devo ricercare ancora la sua amicizia”… “dimmi perché devo andare a messa”… “dimmi perché bisogna confessarsi”…
Questo è il clima nel quale il cristianesimo (e ogni convinzione che si attesti addirittura come una “fede”, e non come una semplice opinione) oggi vive: non è scontato essere cristiani, è più ovvio, più “normale” non esserlo; dunque l’essere cristiani – nel nostro contesto culturale – impone a chi crede l’onere della prova.
E se questo impone ai credenti qualche fatica in più rispetto al passato (almeno sul piano del rendere ragione della propria fede), non tutto il male viene per nuocere. Forse c’è anche una benedizione nel cavalcare l’onda di questa domanda; forse dobbiamo proprio fare in modo di “risuscitare” questa domanda. Certo poi dobbiamo essere in grado (coltivare gli strumenti, approfondire i cammini, rinnovare le convinzioni) di offrire delle risposte non retoriche a questa domanda ma, per carità, facciamo in modo che si risvegli: “dimmi perché credi”!
Il tema di questo nuovo anno pastorale ci offre l’occasione non tanto di inventare qualche nuova iniziativa (se ci sarà, ben venga), ma chiede a ciascuno di noi due cose: che ognuno si domandi “perché credo”, e che ciascuno sappia percorrere qualche passo nella direzione del dare una risposta a chi, eventualmente (per grazia?!?) ci domandasse: “dimmi perché credi”.

Don Paolo