14 Febbraio 2008 | Parola di Don

A ‘mo di provocazione – Il supermarket delle offerte e il senso di appartenenza

Il sottotitolo di questo editoriale anticipa il contenuto qui di seguito riportato; il titolo indica come va interpretato. Questa che provo a descrivere è solo un’interpretazione personale di un fenomeno che mi sembra sotto gli occhi di tutti. E siccome è un’interpretazione personale è suscettibile di obiezioni e richiede un confronto. Su questo tema imposteremo […]

Supermarket
Il sottotitolo di questo editoriale anticipa il contenuto qui di seguito riportato; il titolo indica come va interpretato.
Questa che provo a descrivere è solo un’interpretazione personale di un fenomeno che mi sembra sotto gli occhi di tutti. E siccome è un’interpretazione personale è suscettibile di obiezioni e richiede un confronto. Su questo tema imposteremo gli incontri dei genitori durante i giorni di ritiro dei ragazzi in Quaresima.
Ultima cosa prima di iniziare a leggere: il tono provocatorio serve appunto per stimolare una reazione; ovviamente – come tutte le provocazioni – le frasi sono brevi, e rischiano di essere superficiali e semplificatorie di un problema che è più sottile e andrebbe trattato più profondamente. Ma serve solo per iniziare la discussione…

Una delle difficoltà che sta vivendo non solo la Chiesa, ma in genere il vivere insieme, è la mancanza di un senso di appartenenza: alla Chiesa si chiedono dei “servizi”, ma non si vuole sentirsi troppo “coinvolti” in altri momenti. Alla Chiesa si chiede che il proprio figlio riceva i sacramenti, ma è una gran scocciatura che poi venga richiesta la presenza ai ritiri, a messa, alla novena…

L’esclusiva richiesta di un “servizio” (il catechismo, l’oratorio feriale, il doposcuola…) senza l’obbligo di alcun coinvolgimento genera una sorta di giudizio sull’offerta che dalla Parrocchia o dall’Oratorio viene proposta che è valutata in genere solo in base al fatto se corrisponde a ciò che si richiede. Quindi se l’offerta corrisponde ai miei bisogni, bene. Altrimenti… Altrimenti a Paderno ci sono altre sei parrocchie in città e quindi mi rivolgo all’offerta che mi conviene di più.

Ultimo passaggio: la scelta di un’offerta oppure di un’altra in base alla comodità del prodotto è sempre accompagnata da una sorta di “distacco” che comporta un giudizio sommario ma che non consente di sentirsi coinvolti in un’esperienza che sia capace di dare un senso complessivo al frequentare questa o quell’altra proposta.

Così succede che a catechismo si vada dove i nonni possono andare a portare/prendere il bambino, a messa si va dove è più vicino a casa, l’oratorio feriale che si sceglie è quello dove l’orario è più comodo per i tempi del lavoro e così via…
Risultato: la comunità cristiana non è più un luogo dove ci si possa sentire a casa propria, ma è semplicemente un luogo nel quale posso trovare quello che al momento mi serve, riservandomi però di non stringere troppo i legami perché questo chiederebbe partecipazione, coinvolgimento, responsabilità e tanto tempo a disposizione, cosa che proprio ci manca!

don Paolo