20 Gennaio 2009 | Parola di Don

“Venimus adorare Eum”

Tra tutte le immagini che descrivono il mistero del Natale, una particolarmente luminosa e suggestiva è – credo – la visita dei magi; questi uomini esotici, sconosciuti, stranieri… hanno fatto un viaggio tanto lungo illuminati solo da una stella. Credo che il fascino di questo incontro risieda nel fatto che esso anche a noi consente […]

remagiTra tutte le immagini che descrivono il mistero del Natale, una particolarmente luminosa e suggestiva è – credo – la visita dei magi; questi uomini esotici, sconosciuti, stranieri… hanno fatto un viaggio tanto lungo illuminati solo da una stella. Credo che il fascino di questo incontro risieda nel fatto che esso anche a noi consente un pensiero come questo: se loro che erano lontani, non andavano a messa, magari neppure pregavano, insomma non avevano titoli particolari per essere in prima fila davanti alla capanna, eppure c’erano e sono stati accolti volentieri, allora c’è speranza anche noi che – per molti aspetti – come loro siamo un po’ pagani. Se non occorrono titoli particolari per stare davanti a Gesù, allora c’è proprio speranza per tutti! E fin qui tutto bene.

Quello che stupisce è come, invece, una volta che abbiamo la possibilità di stare davanti a Lui, o meglio: con Lui, volentieri noi ce ne teniamo lontani, o tutt’al più consideriamo la nostra visita come quelle di cortesia che bisogna fare alla nonna anziana, al parente malato, ma con la premura di andarsene al più presto. E i segni sono abbastanza evidenti: arrivare a Messa tardi (e senza farsene un problema), cercare possibilmente i posti più in fondo e quelli più coperti dalle colonne, andarsene appena possibile (il canto prima dell’ “Andiamo in pace” è una lungaggine inutile; magari si può uscire appena fatta la comunione, tanto il finale è sempre uguale); considerare il tempo della preghiera gratuita (vuol dire quella non sostenuta dall’obbligo del precetto) è un lusso che si concedono pochi (pochi adulti e pochi giovani); eppure – almeno a parole – in tutti c’è il desiderio di pregare di più.

A noi piacerebbe essere come i Magi: pagani sinceramente desiderosi di Dio, che non si lasciano impantanare dai precetti e dalle tradizioni religiose prestabilite (anche se – a dir la verità – per arrivare a Betlemme i Magi hanno dovuto ricorrere ai sacerdoti di Israele e alle Scritture); ci piacerebbe seguire una stella, non dei comandamenti (ma la stella non è la voglia, o il bisogno, la stella è una luce esigente); ci piacerebbe… Ma forse – con buona pace – dobbiamo accettare il fatto che siamo più simili agli abitanti di tutta Gerusalemme: avevano lì, a un palmo di mano, il loro Dio, ma non se ne sono accorti; anzi, la notizia della sua nascita invece di suscitare in loro la gioia ha provocato una grande agitazione e un grande turbamento.

Si dica pure quello che si vuole della Chiesa, ma essa custodisce il tesoro prezioso delle Scritture e indica una strada per arrivare al Bambino; avrà pure mille difetti (ma i difetti della Chiesa sono i nostri difetti, la nostra poca fedeltà, la nostra poca coerenza), ma a una cosa serve ed è quella più importante di tutte: ci indica dove sta il Signore. Sbarazzarsi troppo facilmente della Chiesa come di un peso inutile può voler dire ritrovarsi con un desiderio (quello di incontrare Dio) che non sa trasformarsi in un cammino; e allora diventa una nostalgia che si tira fuori con il presepio e si rimette via con l’Epifania. Fino all’anno prossimo.

“Siamo venuti per adorarlo” dicono i Magi spiegando il senso del loro viaggio. Se proprio ci piace identificarci con questi personaggi allora facciamolo sul serio: sappiamo dove incontrarlo; sicuramente lui ci aspetta; muoviamoci!