21 Dicembre 2010 | Parola di Don

La nascita del “figlio del carpentiere”

Quest’anno – significativamente – la partenza del Presepe Vivente è avvenuta dal presidio dei lavoratori presso la Lares, a motivo del difficile momento che il mondo del lavoro e l’economia tutta stanno vivendo.

Quest’anno – significativamente – la partenza del Presepe Vivente è avvenuta dal presidio dei lavoratori presso la Lares, a motivo del difficile momento che il mondo del lavoro e l’economia tutta stanno vivendo.

Ciò che la crisi economica mette in gioco è proprio questo: quale senso ha il lavoro per la vita dell’uomo e come educhiamo le giovani generazioni a guardare e pensare il tema del lavoro. “Crisi”, letteralmente, vuol dire “giudizio”; un giudizio ovviamente non sugli altri, ma anzitutto su noi stessi.

Il rischio che le tematiche del lavoro e dell’economia siano interpretate esclusivamente sui binari dei “diritti” (il diritto la lavoro) o dei “guadagni” (lo stipendio ai lavoratori e il profitto per gli imprenditori) sembra ormai largamente attestato; il problema è che questi criteri sono diventati l’unica prospettiva nella quale si affrontano tutte le queste realtà.

Il Signore, che non disdegnò di farsi chiamare “il figlio del carpentiere”, ci dia intelligenza perché possiamo collocare la questione del lavoro non tanto sul piano delle rivendicazioni o del profitto, quanto sulla possibilità di comprendere il senso che il lavoro ha per la vita dell’uomo; e doni alla nostra città persone che, con pazienza e lungimiranza, ci aiutino ad appassionarci alla ricerca del bene che è per tutti e non solo alla difesa dei diritti di ciascuno.

don Paolo